<> "Un gancio in mezzo al cielo" II edizione - Dai talenti al destino! | IIS Dalla Chiesa Spinelli - Omegna
Aree Tematiche

"Un gancio in mezzo al cielo" II edizione - Dai talenti al destino!

Dettagli del documento

A Quarna Sotto il progetto tenutosi per un'intera settimana

Argomenti
Studenti
docenti
attività
attività didattiche
gancio
progetti
PNRR
Consigli Di Classe
Consigli Di Istituto
gancio

Immaginate di lasciare per un momento la routine, le aule, le corse quotidiane.
Immaginate di mettere uno zaino in spalla, sentire la strada sotto i piedi e cercare, passo dopo passo, qualcosa di profondo.
Questo è il cuore pulsante di "Un gancio in mezzo al cielo", proposto dal nostro Istituto: un progetto di "48 ore" itinerante che guida studenti e docenti in un percorso che è fisico, sì, ma soprattutto interiore.
Il progetto, nell'ambito del PNRR per la riduzione dei divari territoriali e la lotta alla dispersione scolastica, si è svolto dal 12 al 16 maggio e ha visto la partecipazione di varie classi, come la I e IV Ind Art Tessile (12-13 maggio), la III, IV TUR e IV AFM (13-14 maggio), III e IV SSAS (14-15 maggio), IB e II SSAS (15-16 maggio).
Quella di quest'anno è stata la seconda edizione del progetto, nato come iniziativa pilota lo scorso anno. Il titolo scelto, “Dai talenti al destino”, ha racchiuso l'essenza del viaggio.
I docenti coinvolti in questa proposta hanno scelto questo tema perché ciascuno di noi è portatore di un’originalità irripetibile — una sorta di superpotere nascosto che, se non riconosciuto, può trasformarsi in paura, tristezza o persino autodistruzione. La mancanza di felicità è spesso segno di un destino smarrito. Trovare questa originalità e farla fiorire è particolarmente cruciale per gli adolescenti, che vivono una delicata fase della vita.
E' qui che è entrata in scena un'opera millenaria, un vero e proprio "manuale d'istruzioni per la vita": l'Odissea.
Non è un caso che questo "grande poema del ritorno" abbia scandito le tappe del cammino.
Questa opera ci ha mostrato che ognuno di noi ha la sua Odissea da compiere, un viaggio per ritrovare la strada per Itaca, per sentirsi finalmente "a casa in questa vita che ci è capitata".
Non sentirsi a casa in adolescenza è normale, proprio come per Ulisse che ha dovuto peregrinare a lungo prima di poter tornare.
Ma cosa significa vivere da eroe in questo viaggio?
Non immaginatevi gesta eclatanti o voli tra i palazzi. L'eroismo si nasconde nei dettagli più piccoli e sorprendentemente normali. È il coraggio di dichiararsi a qualcuno, di dire a un amico quella cosa scomoda che si tiene dentro, o persino di parlare con un insegnante quando ci si sente incompresi.
È eroico dire semplicemente grazie a chi ci prepara il pranzo.
L'eroismo quotidiano è fatto di passione ("eros") e sofferenza ("patimento"), è dire di sì alle sfide che ci chiamano e che ci fanno tremare. È la fatica che porta frutto.
In questo percorso, le tappe fisiche sono state il riflesso di quelle letterarie. Si è partiti da scuola (Via Colombera 8); poi la prima tappa, a Cireggio, è stata dedicata alla Telemachia.
Qui, come Telemaco che viene svegliato dalla dea Atena travestita da Mentore, si è stati esortati a smettere di lamentarsi per mettersi in viaggio e cercare il proprio destino. Telemaco, il cui nome significa "colui che combatte da lontano", impara a combattere "da dentro", a trasformare la nostalgia di futuro in azione.
Dobbiamo essere più "telemachici" e meno "telematici", meno riversati sugli schermi e più pronti a lottare per la nostra "nascita".
La seconda tappa, al Fontegno, si è concentrata sul viaggio di Ulisse, l'eroe che perde tutto e piange in riva al mare nell'isola di Calipso. Queste lacrime sono quelle "degli eroi", di chi comincia a prendere sul serio la vita e si accorge che gli manca qualcosa, che deve mettersi in viaggio.
Anche Calipso piange, una dea che non conosce la morte, ma che forse non sa amare perché non sa per chi o per cosa morire. L'arte di essere mortali è sapere per chi o per che cosa morire, capire i propri talenti e spenderli.
Durante il viaggio, Ulisse incontra le Sirene. Non sono donne-pesce, ma creature con corpo di rapace e volto di donna. La loro seduzione non sta nella bellezza, ma nelle promesse illusorie: fama, successo, soldi facili, ma chi si ferma ad ascoltarle si schianta sugli scogli. Le Sirene della nostra vita sono tutte quelle cose che ci ipnotizzano, che ci illudono di essere qualcuno, ma che in realtà ci tolgono tempo prezioso. Ci spingono verso un "successo" che non è la felicità. Ci rifugiamo nelle "maschere", sui social indossiamo la nostra versione più cool, ci mostriamo più belli di quanto siamo nella realtà. Così cadiamo nel "tempo schiavo", imitando modelli, invece di usare il "tempo libero" (quello della scuola, intesa come Skolé). La Skolè, abbiamo imparato, è una parola che i Greci utilizzavano proprio per indicare il tempo libero, infatti è proprio a scuola che l'uomo si dedica a ciò che gli serve per essere felice: la bellezza, la verità, il bene, per coltivare la sua unicità.
La terza tappa a Belvedere di Quarna ha segnato "Il ritorno a Itaca". Ma il ritorno di Ulisse non è glorioso all'inizio; torna da mendicante, non riconosciuto. Viene accolto e nutrito dall'ultimo dei servi, il guardiano dei porci Eumeo.
È qui, in una stalla che diventa simbolo di palazzo, che avviene l'incontro atteso da una vita: quello tra Ulisse e suo figlio Telemaco. È un momento di lacrime, finalmente non frenate, in cui il padre si rivela e il figlio stenta a credere.
Intanto Penelope, l'altra figura eroica del poema, resiste a Itaca. Con il suo stratagemma di tessere e disfare la tela, lei "tiene il tempo", simboleggiando la "resistenza come ri-esistenza", la fedeltà a noi stessi e a chi ci aiuta a diventare chi siamo.
Così abbiamo scoperto che Telemaco, Ulisse e Penelope sono riflessi di un unico personaggio, che siamo noi!
All'ostello di Quarna, si sono condivisi momenti di riflessione sull'Odissea e, dopo cena, attività ludiche. Prima della buonanotte per qualcuno c'è stato persino "Il rito della camomilla".
Il secondo giorno, dopo la colazione, è stato dedicato alla testimonianza (diversificata a seconda del gruppo classe e della peculiarità dell'indirizzo). La scelta dei testimoni è ricaduta su chi è riuscito a fare della propria originalità la propria destinazione.
Figure come Antonio Attinà, Bruno Fornara, Andrea Padovan, Carlo Ricchetti hanno raccontato il loro “viaggio”, la loro storia, offrendo un esempio concreto di come individuare e sviluppare i propri talenti per farne il proprio destino.
Dopo la colazione e la testimonianza, si è intrapreso il cammino di rientro a scuola.
Insomma “Un gancio in mezzo al cielo” è stato un viaggio dentro le storie degli eroi, ma soprattutto dentro noi stessi. Ci ha lasciato una domanda potente: cosa facciamo del “trattino” tra la nascita e la morte? Come diceva Robin Williams: “sulla mia lapide troverete le date divise da un trattino” è lì che si gioca il senso della nostra esistenza, non nelle date, ma in ciò che scegliamo di fare, giorno dopo giorno.
Quel trattino è la nostra Odissea personale: lo spazio in cui possiamo decidere se vivere da protagonisti o restare spettatori. E ogni giornata porta con sé l’opportunità di un gesto autentico, di un pensiero generoso, di un piccolo atto di coraggio. Basta chiederci: “Oggi, cosa ho fatto di veramente mio? Cosa ho dato al mondo che nessun altro poteva donare al posto mio?”
Attraverso questo progetto, abbiamo riflettuto sul senso della scuola che ogni giorno ci presenta figure che hanno reso straordinario quel breve tratto della loro vita: Dante con la Divina Commedia, Galileo Galilei e il cannocchiale, Einstein e la relatività hanno trasformato il tempo in significato.
Se abbiamo potuto riflettere su questi temi con consapevolezza e profondità, è grazie anche alla nostra Dirigente, che con visione e sensibilità ha creduto in questo percorso, permettendo che prendesse vita.
Un sentito ringraziamento va anche ai docenti accompagnatori, che sono stati al fianco degli studenti, guidandoli e sostenendoli in ogni passo di questo cammino. Senza la loro dedizione e il loro impegno, questo progetto non sarebbe stato lo stesso: Borgazzi Ramona, Cestari Elisa, Iannotta Alessio, Iracà Carmen, Lorenzi Orsola, Manzini Gabriella, Minazzi Serena, Poletti Silvia, Schiavone Elisa, Tornimbeni Ombretta, Zappella Francesca.
“Strada facendo vedrai che non sei più da solo” abbiamo cantato lungo il cammino. “Strada facendo troverai, anche tu, un gancio in mezzo al cielo”. Ogni passo ci ha avvicinato a una consapevolezza più profonda di noi stessi. Lungo la strada abbiamo sentito fatica, ma nessuno si è lasciato scoraggiare. E' proprio in quei momenti in cui la strada si fa sentire, battendo insieme al nostro cuore, che ci ricordiamo che ogni scelta, ogni piccolo gesto, fa la differenza nel nostro cammino.

Galleria Immagini

Autore/i

User
PolettiSilvia
Docente

Allegati

1a IND ART A (183.15 KB)

2a SSAS (744.65 KB)

3a SSAS (61.5 KB)

4a IND ART A (48.56 KB)

4a SSAS (72.29 KB)

4a TUR (180.87 KB)

Published: 23/05/2025, 17:47 - Revisione: 01/10/2025, 12:03

Eccetto dove diversamente specificato, questo articolo è stato rilasciato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Italia.